WarDrome Blog

Non chiamatemi developer, ma anche sì.

Oggi mi trovo a pensare, penso al fatto che non mi trovo quasi mai in sintonia con gli altri sviluppatori qualsiasi cosa facciano o facciamo assieme; e penso a quella firma che spesso uso nei forum:

Ricardo Piana, developer di Wardrome.

E penso a quanto Wardrome mi ha dato nel mio mestiere, che non riesco a non considerare una forma di artigianato e a volte perché no, di arte.

La mia storia personale è particolare, è quella di uno che ha cominciato ad usare i PC con la curiosità di un bambino e con curiosità continua ad affrontare ogni problema; in informatica per ogni problema esistono sempre infinite soluzioni, alcune migliori altre meno, e la maggior parte dei developer implementano la soluzione standard che più reputano valida tra quelle già disponibili, lavorano su sistemi testati, stabili, sicuri. Navigano in un lago calmo e evitano ogni asperità.

Il curioso però non può non studiare ogni giorno, aggiornarsi, farsi venire mille idee, usare il pensiero laterale per trovare soluzioni nuove, reinventare l’acqua calda se necessario, affrontare le tempeste, utilizzare l’ultima tecnologia disponibile rischiandoci sopra per far provare all’utente una esperienza nuova.

Perché alla fine il curioso vuole gli applausi per quel che fa, non vuole meramente che funzioni, anzi preferisce piccole imperfezioni giustificate da grandi innovazioni: i piccoli problemi si troverà un modo di smussarli in una situazione del tutto nuova.

Wardrome Classic è un esempio di complessità unica nel mondo dei browser games, le sue sfaccettature sono tante e tali che nemmeno il suo creatore riesce a ricordarle tutte a memoria, ed ogni volta che c’è una nuova sfida la si affronta senza paure: se diventassimo davvero tanti giocatori il gioco reggerebbe? è una scommessa da tentare visto il peso di wardrome sui server in cui è ospitato; vale la pena semplificarlo perché sia più scalabile? No. Occorre renderlo scalabile lasciandolo complesso.

Da queste considerazioni ho deciso di migliorare con un ulteriore salto tecnologico il vecchio Classic, saremo i primi come al solito ed è stata già messa in moto una ulteriore riscrittura del codice del gioco nella sua interezza per renderlo compatibile con i nuovi orizzonti che la tecnologia ci ha dato.

Pur restando un gioco perlopiù testuale Wardrome Classic utilizzerà molte delle tecnologie presenti già nel Wardrome 3D che è in sviluppo tuttora.

Restate con noi a giocare, sosteneteci e chiamate gli amici, faremo insieme cose belle, forse arte.

 

4 pensieri su “Non chiamatemi developer, ma anche sì.

  1. Pierluigi Adramelech

    Premessa: non sono un lecchino e odio essere considerato tale.

    A livello Informatico Ricardo AkA #adminobastardo è il mio idolo: da solo ha costruito un gioco molto complesso (dando un occhiata velocissima al codice a me è parso anche troppo complesso a livello informatico) DA SOLO.

    Io programmo perlopiù piccole cose che messe a confronto con Wardrome Classic equivalgono alla schermata di login 😛

    Detto questo: ammiro e aiuto Ric anche per crescere dal lato programmatore 😀 Infatti riempio di domande il nostro amato #adminobastardo su eventuali problemi che nascono nei miei stupidi programmi 😛

    #adminobastardo WE LOVE YOU xD

  2. Iano

    Ciao Ricardo,
    ho letto con molto interesse questo tuo post sul blog e condivido pienamente il tuo approccio al coding come una forma artigianale o addirittura artistica contrapposta all’approccio mainstream più industrializzato e chirurgico (mai sviluppato con la “metodologia agile”, in TDD, pair programming etc?).

    Sicuramente i sistemi moderni sono più efficienti, ma si perde tutta la poesia. E poi vuoi mettere la soddisfazione di lasciarsi andare a volte al gusto perverso di “reinventare la ruota”, anche se in maniera meno perfetta del metodo standard, per poter dire: “questa l’ho fatta io!”. :p

    A tal proposito, considerato che Wd ha più di una decina di anni e no so quante centinaia di versioni e riscritture, hai mai pensato di poter rilasciare una delle versioni del codice più vecchie e ormai obsolete in opensource per scopi didattici?

    Ciao e in bocca al lupo per tutto. 🙂

    1. Ricardo Autore dell'articolo

      Ciao Iano, agile lo lascio a chi deve giustificare budget imperiali per progetti minori 🙂 La Pair Programming in un certo senso l’ho sperimentata ai tempi di Windows 3.1 con un collega di allora, ma tendenzialmente preferisco anteporre l’efficienza alla leggibilità, anche se con i linguaggi moderni si sono fatti passi avanti. Sui framework invece anche se in determinati casi li uso, ho sempre avuto una certa diffidenza. Per le versioni opensource ci avevo pensato già tempo fa, ma il codice così com’è è inadatto ad essere rilasciato e darlo via così senza documentazione causerebbe solo incubi a chi cercherebbe di farlo andare. Forse un giorno se potrò lavorare soltanto a WD realizzerò anche questa parte del lavoro.

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