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COME DISEGNARE UN ASTRONAVE E POI STAMPARLA IN 3D: PARTE TERZA

Salve a tutti 🙂 eccoci di nuovo qui, l’ultima volta vi ho spiegato le caratteristiche che deve avere un modello 3D per essere Stampato, e come riparare eventuali errori con il programma gratuito NETFABB BASIC.
Adesso supponiamo di aver disegnato il nostro modello già perfetto e pronto per la stampa, per poterlo realizzare dobbiamo far sì che il nostro disegno sia “letto” dalla nostra stampante 3D, e questo possiamo farlo attraverso dei software chiamati “SLICER”, che come dice il loro nome (tradotto) “affettano” letteralmente il nostro modello, suddividendolo in tanti strati, chiamati layer, che sovrapposti andranno a formare la nostra stampa.
Come tutti i software che abbiamo visto in precedenza, anche di slicer ne esistono molte versioni, sia freeware che a pagamento, i piĂą diffusi sono sicuramente: CURA ULTIMAKER, REPETIER HOST e SLIC3R per i freeware e SIMPLIFY 3D per i software a pagamento.
Quale il migliore? Anche qui va a gusti… io preferisco utilizzare CURA, ma anche gli altri sono tutti ugualmente validi.
Molti si chiederanno adesso, come funziona uno slicer? Come ho accennato sopra questi programmi tagliano il modello in tante piccole fette dello spessore di pochi decimi di millimetro, in media da 0,1 a 0,4 dipende dal diametro dell’ugello della Vostra stampante, poi aggiungendo tutta una serie di parametri come temperatura di estrusione, velocità di stampa, riempimento, supporti esterni, ecc.… gli slicer generano un codice macchina chiamato “G-CODE” che inviato alla stampante o tramite porta USB o memory card, permetterà a questa di stampare il pezzo con la qualità e le specifiche che noi desideriamo.
Nell’immagine qui sotto ho caricato in CURA una parte lella nave logo Wardrome:

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Ogni Slicer, a meno che noi con un apposito comando, non gli diciamo il contrario, genererà in automatico dei supporti che serviranno a impedire che il materiale del nostro modello non venga stampato nel vuoto…mi spiegherò meglio nelle foto sotto:

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Come potete vedere fra il piano di stampa e alcune superfici del modello ci sono degli spazi… se noi generassimo il g-code questo modo, lo slicer sarebbe costretto a mettere del materiale di supporto (nello spazio che ho segnato di rosso) che poi dovremmo togliere manualmente. Per evitare situazioni come questa basta orientare il nostro pezzo in maniera che vengano generati il minor numero di supporti possibile, in questo caso semplicemente ruotando il pezzo di 90 gradi si otterrà un risultato ottimale.

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Lo slicer in automatico ogni volta che voi spostate, orientate o scalate il modello importato generĂ  automaticamente un nuovo g-code comprensivo delle modifiche apportate.
Nell’immagine sotto potete vedere come lo slicer “affetta” il modello, si può anche notare il riempimento a nido d’ape in giallo, infatti a meno che voi non impostiate diversamente l’apposito parametro chiamato “fill density” di default cura lo imposta al 20% (io ho messo 25 per averlo un po’ più pieno e quindi resistente).

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In rete sono disponibili diverse guide su come impostare al meglio i diversi parametri di stampa, che comunque saranno sempre influenzati dal tipo di stampante 3D con cui lavorerete, e quindi solo con un po’ di esperienza riuscirete a padroneggiare.
Detto questo direi che per oggi può bastare… alla prossima 🙂

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